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Un divano a Tunisi

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Un divano a Tunisi: la commedia che racconta la Tunisia post-rivoluzionaria


Un divano a Tunisi: la commedia che racconta la Tunisia post-rivoluzionaria

Un divano a Tunisi è un film del 2019 diretto e sceneggiato da Manele Labidi Labbé, regista franco-tunisina al suo primo lungometraggio. Il film narra le vicende di Selma Derwich, una psicanalista di 35 anni che decide di lasciare Parigi e tornare nella sua città natale, Tunisi, per aprire uno studio nella periferia popolare. Selma si trova così a confrontarsi con una società in piena trasformazione dopo la Primavera araba e la caduta del regime di Ben Ali, ma anche con le difficoltà burocratiche, la diffidenza dei suoi connazionali e le avances di un poliziotto reazionario.

Un divano a Tunisi è una commedia leggera e divertente, ma anche una riflessione sulla condizione della donna e sul ruolo della psicanalisi in un paese che cerca la sua identità tra tradizione e modernità. Il film si avvale della bravura dell’attrice iraniana Golshifteh Farahani, che interpreta Selma con ironia e sensibilità, e di un cast di attori tunisini che danno vita a una galleria di personaggi esilaranti e commoventi. Il film ha ottenuto una candidatura ai Cesar come miglior opera prima e ha riscosso un buon successo di pubblico e critica in Francia e in Italia.

Un divano a Tunisi è un film che fa sorridere e riflettere, che mostra una Tunisia vivace e contrastata, che non rinuncia alla speranza e al cambiamento. Un film da vedere per scoprire una realtà poco conosciuta e per apprezzare il talento di una regista promettente.

Il film si apre con l’arrivo di Selma a Tunisi, dove viene accolta dalla sua zia Amel e dal suo zio Mourad, che le offrono ospitalità e le presentano i loro vicini. Tra questi c’è Naim, un poliziotto che si invaghisce di Selma e cerca in tutti i modi di conquistarla, anche se lei lo respinge. Selma trova uno spazio per il suo studio in un edificio fatiscente, dove incontra Baya, una parrucchiera che le affitta una stanza. Selma inizia così la sua attività di psicanalista, ricevendo i suoi primi pazienti: un imam che ha perso la fede e la moglie, una donna che soffre di cleptomania, un uomo che ha incubi su presidenti e dittatori, una ragazza che vuole scappare dalla Tunisia. Selma ascolta le loro storie con interesse e professionalità, ma si rende conto che la sua pratica non è ben vista dalle autorità e dalla gente comune, che la considerano una straniera o una strega.

Un divano a Tunisi è un film che mescola humor e dramma, che alterna momenti di comicità a momenti di tensione. Il film mostra le contraddizioni di una società che vive tra il passato e il futuro, tra il rispetto delle tradizioni e il desiderio di libertà. Il film mette in luce anche le difficoltà delle donne tunisine, che devono affrontare il maschilismo, la violenza e la discriminazione. Selma è una donna indipendente e coraggiosa, che non si lascia intimidire dalle minacce e dalle pressioni. Selma è anche una donna curiosa e aperta, che cerca di capire la cultura e la mentalità del suo paese d’origine. Selma è infine una donna sensibile e generosa, che offre il suo aiuto a chi ne ha bisogno.

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